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a cura di Marco Mele e Patrizio Rossano

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Documenti disponibili

Contratto di Servizio Rai 2018

Concessione MISE Rai

Legge 2015, nuova governance Rai

Piano Industriale 2015-2018

altri contributi (link)

link: 

Sergio Bellucci:                               https://cultura.moondo.info/quale-futuro-per-il-servizio-pubblico-radiotelevisivo/

Francesco Devescovi                       https://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:4583

Angelo Zaccone Teodosi                  https://www.key4biz.it/ilprincipenudo-rai-al-via-il-nuovo-piano-industriale-ma-resta-una-discreta-confusione/241192/

contributi 1: Flavia Barca

Flavia scrive:

Per quanto riguarda l’idea di organizzare un evento pubblico  ho delle perplessità, per alcune ragioni:  

  1.  1.       Gli eventi pubblici hanno senso se sono la fine o l’apertura di un percorso e comunque hanno una enorme visibilità mediatica (non credo sia il nostro caso)
  2.  2.       Credo che quello che conti di più, al momento, sia fare rete e lobby  
  3.  3.       rete significa trovare un terreno comune (2-3 punti chiave) con tutti gli altri comitati, realtà, associazioni ecc. che si occupano di servizio pubblico;  
  4.  4.       lobby significa prendere quei 2-3 punti chiave e, assieme alla rete, lanciare un programma di pressione (sui giornali, sui social, con micro-eventi ecc.)
  5.  5.       quindi individuerei alcuni elementi nodali (il finanziamento che si riduce e, soprattutto, diviene arma di controllo da parte del governo, il tema della coesione sociale + …) e ci lavorerei sopra, costruendo un documento su cui costruire un percorso di condivisione  
  6.  6.       l’alternativa, che a me piacerebbe molto ma non abbiamo le risorse economiche per farlo, sarebbe quella di avviare un grande progetto di monitoraggio e valutazione del contratto di servizio e della mission Rai, dimostrando sulla carta come questo sia ripetutamente disatteso…

contributi 2: Angelo Zaccone Teodosi

1)      “Piano industriale” Rai: ha senso proporre una bozza di simile documento, senza che venga accompagnato da una bozza di “piano editoriale”?! A quanto è dato sapere, nel Cda del 24 gennaio 2019, è stata proposta una bozza del primo documento soltanto.  

2)      Il “piano industriale” non può essere sganciato dall’enfasi sulla “responsabilità sociale” della Rai, così come emerge dalla nuova versione del “contratto di servizio” vigente: incredibilmente, non sembra che nella bozza di “piano industriale” vi sia la minima traccia di ciò.  

3)      Innovazioni introdotte dal nuovo “contratto di servizio”, quali l’indice di coesione sociale, il bilancio sociale ed il servizio studi non possono essere considerate marginali, anche nel “piano industriale” e nel “piano editoriale”, bensì come strumenti correlati ad essi.  

4)      Il “servizio pubblico mediale” deve caratterizzarsi per un’immediata e costante “riconoscibilità” ed “alterità”, nella strutturazione dell’offerta e nella qualità dei programmi: meno canali e più identificativi del “psm”? riduzione del “perimetro”, a parità di risorse?!  

5)       Il “servizio pubblico” deve proporre sempre una visione plurale e critica, anche rispetto all’offerta informativa, proponendo letture alternative della realtà, avvalendosi di esperti qualificati, rifuggendo la faciloneria di pseudo-interpretazioni da uso maldestro del web.  

6)      La Rai deve porsi come agenzia nazionale di alfabetizzazione digitale e finanche sociale: strumento di conoscenza alternativo rispetto alla riproduzione ideologica dell’esistente che viene offerta – prevalentemente – dai media commerciali e finanche dal web e dai social.  

7)      La Rai deve porsi come “ente di validazione” del flusso incontrollato di notizie e “fake news” che il web produce, e che i media “mainstream” tendono spesso a passivamente rilanciare: il “psm” deve porsi come agenzia di validazione qualitativa delle news.  

8)      La Rai deve recuperare una sua funzione di “agenzia educativa” al servizio del Paese, sviluppando relazioni intense e profonde con i due dicasteri più afferenti: il Ministero dell’Istruzione l’Università e la Ricerca ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.  

9)      La Rai deve prestare attenzione significativa alla dimensione internazionale: globale / planetaria (promozione di una cultura umanistica, oltre che del “made in Italy”), ed inter-culturale ovvero per le comunità straniere in Italia e per la comunità degli italiani all’estero.  

10)   La certezza delle risorse è questione assolutamente essenziale: non può essere affidata o influenzata dal Governo in carica, ma deve essere stabilita in modo rigido per legge, non modificabile attraverso giochi di fine anno nella Legge di Bilancio.  

11)   La Rai non deve trasmettere pubblicità: l’advertising non ha senso nel finanziamento e nell’immagine di un “psm”: la riconoscibilità di un servizio pubblico radiotelevisivo deve essere data anche dal suo status di emittente che si finanzia esclusivamente con il canone.  

12)   La Rai deve ridurre il ruolo di “decision maker” monocratico ed autoreferenziale nella produzione di contenuti: il potere di decidere cosa produrre, nel cinema e nella fiction e nell’entertainment, non può essere lasciato nelle mani di un dirigente soltanto.  

13)   La Rai deve dotarsi di un sistema di interazione continua con il suo pubblico, attraverso una struttura specifica, dotata di adeguate risorse professionali e tecniche: un Garante del Telespettatore, autonomo rispetto all’azienda, basato su una Consulta nazionale.

14)   La Rai deve aprirsi democraticamente alla società, in modo plurale ed intenso, soprattutto rispetto alle voci della società civile e del terzo settore: la ricchezza socio-culturale nazionale non deve essere relegata a trasmissioni marginali, ma “informare” tutta la Rai.  

15)   La Rai deve avere la capacità di rappresentare al meglio le “infinite minoranze” che rappresentano giustappunto – nel loro insieme – la ricchezza socio-culturale del Paese, e la sua stessa identità plurale come comunità sociale (non come “mercato” o come “target”).

 

Sono disponibili contributi di:

Michele Mezza

Mario Morcellini

Piero De Chiara

Paolo Favale

Renato Parascandolo